ASMA: RIMEDI NATURALI

Allergie: una problematica in continua ascesa
Recenti dati epidemiologici nazionali evidenziano la sempre più elevata incidenza, nel nostro paese, delle malattie allergiche (10,9%), che risultano al terzo posto tra le patologie croniche più frequenti (dopo artrosilartrite e ipertensione arteriosa) e con un trend di crescita in continuo aumento (+ 8,2% rispetto al 2001). Nell’ambito più vasto della popolazione europea si registra una percentuale deI 15-20%, tra adulti e bambini, evidenziando ancor più l’enorme rilievo che le allergie rivestono tra le malattie croniche odierne.
LA RISPOSTA ALLERGICA:
ESPRESSIONE DEL DISEQUILIBRIO DELLA SORVEGLIANZA IMMUNITARIA
Le allergie sono caratterizzate da una risposta “esasperata” nei confronti di sostanze, denominate allergeni (presenti nell’ambiente e/o negli alimenti), riconosciute dal sistema immunitario come estranee o nemiche, pur essendo di per sé assolutamente innocue.
Gli allergeni inducono il sistema immunitario a produrre una particolare classe di anticorpi: le immunoglobuline di tipo E (IgE).
L’ipersensibilità lgE-mediata è infatti una caratteristica di tutte le problematiche allergiche.
Alla base di questo comportamento immunitario vi è un disequilibrio nella differenziazione delle cellule che funzionano come i “registri” della risposta difensiva, i linfociti T helper. I T helper (Th) sono suddivisi in due sottogruppi con funzioni specifiche, i Thl e i Th2, tra loro antagonisti. La differenziazione Thl/Th2 dipende dalla natura degli antigeni: se l’organismo incontra virus, oppure batteri o parassiti che si comportano come virus (ossia sono in grado di penetrare nella cellula), il sistema produce linfociti Thl, “registi” di una risposta citotossica; se invece l’antigene è di tipo extracellulare (batteri, miceti, elminti, allergeni ambientali ed alimentari), il sistema si orienta verso Th2, con conseguente produzione di anticorpi speciflci. Il cardine dell’efficienza immunitaria, e quindi della salute, dell’individuo ha le sue basi nell’equilibrio tra Thl eTh2.
Per svariati fattori, che analizzeremo in seguito, questo equilibrio può venire a mancare, privilegiando un orientamento immunitario, oppure l’altro. Lo sbilanciamento immunitario
verso Th2 è una caratterispa che predispone l’individuo all’allergia. I Th2 sono infatti legati all’attivazione e alla differenziazione dei linfociti B, produttori di IgE, gli anticorpi dell’allergia.
Qualunque sia l’allergene, ovunque sia il suo sito d’ingresso nell’organismo (bocca, naso, cute...) e qualunque sia l’organo o il tessuto sul quale la reazione esasperata si manifesta, l’allergia è sempre una problematica sistemica. Diversi studi hanno infatti dimostrato che, sebbene si evidenzi con sintomi localizzati (congiuntivite allergica, dermatite atopica, rirìite, ecc.) apparentemente scollegati tra loro, l’allergia coinvolge sempre l’intero organismo.
Tra tutte le manifestazioni possibili, l’asma è il sintomo più problematico e, soprattutto, il più rischioso.
L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree che presenta una prevalenza progressivamente crescente nei paesi sviluppati, specialmente in età pediatrica. In Italia circa i bambino su 10 soffre di disturbi asmatici e precisamente il 9,5% dei bambini e il 10,4% degli adolescenti. Le mani festazioi’ii prevalenti includono ostruzione del flusso aereo, iperreattività bronchiale e infiammazione delle vie respiratorie. La vera e propria crisi acuta si verifica come conseguenza dell’esposizione a fattori scatenanti che incidono su un sistema bronchiale
iperattivo ed ipersensibile; la mucosa respiratoria dell’asmatico è infatti infiltrata di cellule immunitarie (linfociti Th2, favorenti la produzione di IgE, mastociti ed eosinofili, deputati entrambi a secernere sostanze infiammatorie).
Nella fase di sensibilizzazione il tessuto respiratorio, sbilanciato verso Th2, viene a contatto con
una sostanza, presente nell’ambiente, identificata dal sistema immunitario come “nemica”. In risposta a ciò, i linfociti Th2 inducono la secrezione di IgE specifiche. Nel tessuto dei bronchi le IgE trovano ad attenderle numerosissimi mastociti, che si legano ad esse. La risposta allergica si realizza quando la mucosa sensibilizzata contatta nuovamente il medesimo allergerie, il quale si lega ai complessi mastocita-IgE. I mastociti, ricchi di mediatori di infiammazione, si rompono, liberando sostanze (in particolare l’istamina) che determinano edema, produzione di muco e costrizione della muscolatura liscia, I mediatori infiammatori richiamano un carico maggiore di cellule immunitarie-infiammatorie nel tessuto bronchiale: la mucosa si infiltra ancor più di mastociti e di linfociti Th2 ed, inoltre, arrivano dal circolo sanguigno gli eosinofìli.
Alla fase iniziale, che si risolve in circa 2 ore, segue perciò, 4-12 ore dopo, una fase ritardata, legata alla secrezione di mediatori da parte degli eosinofili, responsabili di favorire il persistere
dell’infiammazione della mucosa e di trasformare la problematica da acuta a cronica. In caso di un nuovo contatto con l’antigene, la risposta allergica è ulteriormente aumentata, in una sorta
di escalation che porta necessariamente al peggioramento della sintomatologia. Lo stato infiammatorio della mucosa respiratoria tende infatti ad avere un andamento “crescente”:
ogni episodio d’asma è favorito dall’infiammazione residua dell’episodio precedente ed è in grado di aumentare l’infiammazione favorendo l’episodio successivo.
Questa situazione di “infiammazione crescente” determina l’aumento della reattività dell’organismo nei confronti delle sollecitazioni da parte degli allergeni, rendendo più fre-
quente la comparsa dei sintomi d’asma ed esponendo all’evoluzione verso la fase acuta.
I fattori e i meccanismi che predispongono all’asma
Il boom d’asma che si sta registrando in Occidente, negli ultimi decenni, ha portato ad indagare i possibili fattori predisponenti. Numerosissimi studiosi sono concordi nel ritenere che l’ipersensibilità agli allergeni malanti rappresenti solo la “punta dell’iceberg” della problematica, la quale ha in realtà origini ben più profonde, radicate nel disequilibrio della bilancia immunitaria. Molti fattori, sin dalla nascita (e ancor prima, nel grembo materno), influenzano l’orientamento Th2 del sistema immunitario, fungendo perciò da fattori predisponenti. Altri invece, se attuati, possono agire in senso opposto, proteggendo l’organismo dall’istaurarsi di una propensione allergica. Analizziamo, ad uno ad uno, i principali fattori predisponenti e protettivi della patologia asmatica, allo stato attuale delle conoscenze.
Fumo materno in gravidanza ed esposizione al fumo passivo.
Dati di letteratura medica evidenziano che le alterazioni della funzione respiratoria possono essere legate a fattori che si verificano sin dalla vita intrauterina: l’esposizione al fumo materno è uno di questi fattori. Se la futura mamma fuma dieci sigarette al giorno, il
rischio del bambino di soffrire d’asma passa dal 10% al 30-35%!
Responsabile di ciò è la nicotina, che attraversa la placenta e interferisce con l’adeguato sviluppo del tessuto respiratorio del bambino, il rischio si ha anche per esposizione al fumo passivo dopo la nascita.
In Italia, il 1 5% dei casi di asma e l’i 1% dei casi di respiro sibilante sono attribuibili all’esposizione passiva al fumo dei genitori.
Allattamento del neonato e svezzamento.
L’allattamento al seno è un importantissimo fattore di protezione nei confronti dell’asma: una rassegna di studi ha messo in evidenza che l’alimentazione esclusiva con latte materno, per almeno i primi quattro mesi di vita, riduce il rischio di asma del 30% e mostra risultati ancora migliori (48%) in famiglie con storia di malattie allergiche.
L’alimentazione al seno sviluppa infatti, nell’intestino del lattante, una microflora che favorisce un’immunità mucosale e sistemica bilanciata, contrastando l’orientamento del sistema immunitario verso le allergie. Alla nascita il S.l. del bambino è sbilanciato verso Th2
(per ragioni inerenti alla tolleranza tra feto e placenta e alla protezione dal rischio aborto); la correzione di questo disequilibrio è indispensabile per consentire la costituzione di un individuo sano, sia in termini di resistenza dalle infezioni, sia di tolleranza allergenica. Molto importante è anche lo svezzamento poiché, se compiuto frettolosamente (con l’inserimento precoce di latte vaccino, uova, ecc.), può re-indirizzare il sistema immunitario verso Th2, preludio
di manifestazioni allergiche. Le mutate abitudini di vita occidentale troppo spesso non sono in linea con la “costruzione” di un sistema immunitario equilibrato. Il frequente ricorso all’allattamento artificiale è un aspetto di questa realtà; altrettanto determinanti sono le
scelte che vengono promosse in ambito sanitario.
Vaccinazioni
Da numerosi studi, è emerso che i vaccini aumentano notevolmente l’asma nei bambini; citiamo ad esempio:
1) vaccinazione
L'antipertosse (JAMA, Agosto 1994): aumento del tasso d’inciden-
za d’asma di 5 volte
2) vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia
(Lancet, Maggio 1999): aumento del tasso di incidenza d’asma da 3
a 5 volte.
Alla luce di recenti ricerche, i meccanismi attraverso cui
le vaccinazioni scatenano l’asma sono principalmente tre:
1) microdanni al sistema nervoso, in particolare ai nervi che regolano i
riflessi della respirazione,
2) intossicazione da mercurio ed alluminio contenuti nei vaccini,
3) squilibrioThl/Th2 con aumento della polarizzazione allergica verso Th2.
Un vaccino diminuisce l’immunità mediata dai linfociti Thl del 50%, due vaccini insieme del 70%, con ulteriore spostamento della bilancia immunitaria verso Th2. In pratica quando l’organismo, già destabilizzato verso Th2, riceve improvvisamente, con i vaccini, il massiccio carico di materiale virale, non essendo in grado di rispondere con la componente Thl
immatura, indirizza ancor più la risposta verso Th2. E inoltre poco noto che alcuni vaccini, provatamente l’antidifterico, l’antitetanico e l’antinfluenzale, fanno aumentare non solo la memoria immunitaria, con produzione di lgG, ma anche le IgE.
Farmaci
L’assunzione di antibiotici nei primi anni di vita facilita l’insorgenza di allergie: il depauperamento della microflora intestinale ostacola la maturazione e l’equilibrio del sistema immunitario, aumentando la tendenza allergica Th2 del bambino, I risultati di uno studio
(Chest, Giugno 2007) hanno evidenziato che il rischio d’asma aumenta col numero di cicli di terap~4 bambini che, in età neonatale, hanno ricevuto due cicli di antibiotici presentano un rischio d’asma del 21%, con tre-quattro cicli si arriva al 30%, con più di quattro al
46%. Uno dei farmaci maggiormente utilizzati come antifebbrile e blando analgesico, il paracetamolo, è stato messo in relazione con lo sviluppo dei sintomi asmatici. I risultati di un’indagine condotta su oltre 14.000 donne incinte (Clinical and Experimental Allergy,
Gennaio 2005) hanno evidenziato che l’esposizione prenatale a paracetamolo è collegata ad aumentato rischio d’asma, dispnea e iperproduzione di IgE in età pedriatica. Un’indagine recente (Lancet, Settembre 2008) ha messo in luce che l’uso del paracetamolo nella prima infanzia aumenta del 46% il rischio d’asma, in modo dose-dipendente.
Alimentazione
L’alimentazione è fondamentale per la costruzione ed il mantenimento dell’eubiosi intestinale, la quale a sua volta determina un’immunità mucosale e sistemica bilanciata. Purtroppo il largo
consumo di alimenti raffinati, conservati, inquinati (da pesticidi, antibiotici, additivi di ogni genere), tipico delle abitudini alimentari odierne, determina disbiosi intestinale ed è fortemente collegato al disequilibrio immunitarioTh2, che predispone all’asma. Negativo
anche l’abuso di carne e grassi animali, fonti di acido arachidonico (precursore di molecole che scatenano reazioni infiammatorie ed allergiche). L’assunzione di alimenti allergizzanti, che innalzano l’infiammazione generale dell’organismo, può anch’essa fungere da fattore predisponente. Se per alcuni di questi (tipicamente fragole, pomodori, arachidi, frutti di mare, ecc.) è valido il consiglio di verificare la propria soggettiva sensibilizzazione, per un alimento
come il latte (e i suoi derivati) si consiglia invece fortemente di eliminarne completamente l’assunzione. Un bevitore di latte non potrà mai guarire dall’asma poiché le proteine in esso contenute, oltre ad essere fonti di allergia o di intolleranza per moltissime persone, determinano una maggiore produzione di muco a livello bronco-respiratorio, legato al tentativo di espellere le tossine in eccesso attraverso gli emuntori, con coinvolgimento anche del-
l’apparato respiratorio.
L’inquinamento (sia veicolare che domestico) incide sulla mucosa respiratoria determinando stress ossidativo ed infiammazione; ciò si traduce in aumento della reattività bronchiale e di conseguenza nella concreta possibilità che la mucosa respiratoria diventi ipersensibile agli allergeni inalatori. Gli inquinanti si riflettono anche sulla contaminazione chimica, fisica ed elettromagnetica degli alimenti che sono presenti sulle nostre tavole, i quali, come ben
sappiamo, sono tra i principali responsabili del disequilibrio del nostro sistema immunitario. L’inquinamento espone inoltre il sistema di difesa ad un carico esagerato di allergeni, mettendo in continua difficoltà la capacità di espettorazione della mucosa respiratoria.
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